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INTERVISTA AL PRESIDENTE MARIO CERRI sul CORRIERE DI SIENA 23 MAGGIO

Siena, allarme di Confartigianato: “Mancano edili e falegnami, molti preferiscono il reddito di cittadinanza”

Non riusciamo più a trovare lavoratori qualificati”: è l’allarme lanciato da Confartigianato Siena che guarda al futuro con qualche preoccupazione. E’ soprattutto il mese di ottobre, e l’incognita del Covid e l’andamento della guerra, a generare forti incertezze sulla tenuta di diverse aziende del settore dell’artigianato. Falegnami, calzolai, elettricisti sono figure divenute ormai introvabili. Il problema? Non solo la mancanza di incentivi alle aziende verso percorsi formativi e i sussidi disincentivano in qualche modo i giovani ad intraprendere lavori simili. “Si è inceppata la macchina – dice il presidente di Confartigianato Siena, Mario Cerri – a partire dall’edilizia non si riescono a trovare professionalità da inserire nelle aziende. Penso ai falegnami e agli edili questo è dovuto anche al fatto che i giovani sono sempre più protesi verso i lavori di ufficio”.

Si aggiunge poi la crisi innescata dalla pandemia e dalla guerra: “E’ stato l’insieme dei fattori, e poi i rincari. Le aziende non riescono a trovare ricambi, materiali e prodotti, inoltre i prezzi cambiano di giorno in giorno, si fanno i preventivi ma tutto è in discussione per cercare di rientrare nei costi. Anche chi vuole avviare una ditta adesso si fa diversi pensieri, in questo momento di crisi insomma domanda e offerta devono ritrovarsi il prima possibile per rimettere in moto l’economia”. Come? “La storia del lavoro-scuola poteva essere un giusto approccio. Sicuramente si deve partire da una buona formazione, specializzare il personale non solo su carta ma soprattutto nella pratica, poi valutare l’inserimento all’interno dell’azienda stessa”. E poi “sburocratizzare le procedure”. Qualche speranza c’è anche se alcune incertezze persistono: “Ora riparte il turismo sul territorio ma dobbiamo capire come procederà la guerra e se ci saranno nuovamente picchi di contagi ad ottobre. Però – aggiunge – per giugno partiranno i finanziamenti, bisognerà ragionare sull’accesso al credito per poter garantire futuro alle imprese”.

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accordo TIM e CONFARTIGIANATO SIENA

L’ accordo di collaborazione tra TIM e Confartigianato Imprese Siena è cresciuto con la possibilità, per i familiari ed i dipendenti delle Imprese associate, di usufruire di tariffe agevolate sulle linee telefoniche fisse e mobili e di un servizio di consulenza personalizzato svolto da personale TIM.

 

Per informazioni contattare:

Andrea Naldini

Tel. 3351440443

Mail andrea.naldini@telecomitalia.it

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Confartigianato Toscana. Giusti: “Un’apprendista su tre lavora nelle imprese artigiane. Migliorare la disciplina dell’apprendistato ma no a precariato ed ulteriori adempimenti e costi”

Firenze, 13 maggio. 

È stata recentemente presentata presso la Camera dei Deputati una proposta di legge per modificare la disciplina del contratto di apprendistato, oggi regolamentato dal  D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81. L’urgenza di rilanciare l’apprendistato, per favorire la formazione dei giovani ed il loro ingresso nel mondo del lavoro, è particolarmente sentita a causa della crisi sanitaria ed economica legata alla pandemia da Covid-19 che ha determinato un incremento della disoccupazione giovanile.  Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato in Italia il tasso di disoccupazione giovanile e il numero di persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione (i cosiddetti NEET) sono pari al 23,3% – la quota più elevata tra gli Stati dell’Unione europea. In parallelo si osserva il paradossale aumento della difficoltà per le imprese di reperire personale, in particolare specializzato.

Per il presidente di Confartigianato Imprese Toscana Luca Giusti: “Le piccole imprese artigiane sono protagoniste della ripresa post pandemia. Assumono, investono nella formazione e ricorrono frequentemente all’apprendistato. Nel manifatturiero e nelle costruzioni (settori che rappresentano il 60,6% dell’artigianato) un apprendista su tre è assunto nelle imprese artigiane. L’apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato e l’imprenditore che assume un giovane apprendista investe nella sua formazione e nel futuro della propria impresa. Siamo quindi contrari alla proposta di legge che introduce la possibilità di recesso anticipato, prima del termine del periodo di formazione, perché questo non farebbe che aumentare la precarietà del lavoro giovanile.”

Secondo Confartigianato altre criticità della proposta di legge riguardano la restituzione dello sgravio fruito in caso di recesso anticipato dal contratto, la soglia minima di retribuzione stabilita, che interviene su una materia che deve restare di competenza esclusiva della contrattazione collettiva, e quella che fissa a 15 dipendenti il limite dimensionale delle imprese che devono rispettare le clausole di stabilizzazione elevando peraltro anche le percentuali di stabilizzazione.

Prosegue poi il presidente Luca Giusti: “Siamo contrari all’introduzione di altri adempimenti burocratici e di costi per le imprese che assumono. La proposta di legge prevede l’istituzione di una “Piattaforma dell’apprendistato” per la gestione dei contratti gestita dalle Agenzie per il lavoro, ma non si devono introdurre duplicazioni di adempimenti e di ulteriori oneri per le imprese. Confartigianato – sottolinea il presidente- ritiene che prima della riforma dell’apprendistato sia necessario sostenere l’investimento degli imprenditori nella formazione on the job. L’apprendistato di primo livello rappresenta solo il 4% del numero complessivo dei contratti di apprendistato a causa di rigidità burocratiche che vanno superate.  L’ apprendistato professionalizzante dovrebbe essere rilanciato, ripristinando la decontribuzione totale per i primi tre anni di contratto per le imprese artigiane e in ogni caso per quelle fino a 9 dipendenti. È essenziale incentivare e costruire una efficace filiera della formazione professionale – conclude Giusti – che parta dalle scuole superiori e trovi il suo completamento negli ITS per formare le professionalità che le imprese cercano”.

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Bando voucher digitali I4.0 – 2022

Modalità d’invio delle domande:

Le domande potranno essere pre-caricate nella piattaforma Telemaco a far data dal 13/05/2022 per poi essere inviate solo dalle ore 10:00 del 20.05.2022 alle ore 10:00 del 30.06.2022, salvo eventuale chiusura anticipata per esaurimento delle risorse disponibili, della quale verrà data notizia direttamente sul sito della Camera di Commercio seguendo le istruzioni nel link qui sotto indicato. Saranno automaticamente escluse le domande inviate prima e dopo tali termini.

 

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SOMMERSO – 1 mln di abusivi minacciano 710mila imprenditori. Al via campagna nazionale di Confartigianato

3,2 milioni di pericolosi ‘fantasmi’ si aggirano per l’Italia: sono i lavoratori irregolari e gli operatori abusivi che popolano il sommerso, quel mondo parallelo che ‘vale’ 202,9 miliardi di euro e rappresenta l’11,3% del Pil e il 12,6% del valore aggiunto, in cui non esistono regole e che produce danni ingenti alle imprese, alla sicurezza dei consumatori, alle casse dello Stato.

Per numero di ‘occupati’, 3,2 milioni di irregolari, il sommerso è il terzo settore più numeroso dell’economia italiana, preceduto dai servizi, che contano 16,3 milioni di addetti, e dal manifatturiero (4 milioni di addetti).

A denunciare le cifre del fenomeno è uno studio di Confartigianato che lancia l’allarme sulla minaccia del sommerso per le attività dei piccoli imprenditori. Sono infatti 709.959 le aziende italiane maggiormente esposte alla concorrenza sleale ad opera di 1 milione di operatori abusivi che si spacciano per imprenditori, ma che di regolare non hanno nulla. E’ irregolare il 14% dei soggetti che svolgono attività indipendente e questa quota è aumentata d 0,6 punti percentuali rispetto al 2011.

In particolare, i rischi maggiori di infiltrazione abusiva li corrono 587.523 imprese artigiane, soprattutto nei settori dell’edilizia, dell’acconciatura ed estetica, dell’autoriparazione, dell’impiantistica, della riparazione di beni personali e per la casa, del trasporto taxi, della cura del verde, della comunicazione, dei traslochi.

Abusivismo e lavoro sommerso non risparmiano nessuna regione d’Italia, ma il Mezzogiorno ha il record negativo con il tasso di lavoro irregolare sull’occupazione totale pari al 17,5%, mentre il Centro Nord si attesta sul 10,7% e il Nord Est si ferma al 9,2%. Maglia nera per la Calabria, dove non è regolare un quinto (21,5%) degli occupati della regione, seguita da Campania (18,7%), Sicilia (18,5%), Puglia (15,9%), Molise (15,8%) e Sardegna (15,3%). Il tasso più basso di lavoro irregolare sul totale degli occupati (8,4%) si registra nella Provincia autonoma di Bolzano.

Ma – secondo le stime contenute nell’analisi di Confartigianato – è nel Nord che si annida il maggior numero di abusivi che si fingono imprenditori. La classifica regionale vede infatti in testa la Lombardia dove l’economia sommersa ne ‘arruola’ 130.800. Seguono la Campania (121.200), il Lazio (111.500), Sicilia (95.600) e Puglia (78.100). A livello provinciale, Roma batte tutti con 84.000 abusivi, seguita da Napoli (59.500), Milano (47.400), Torino (30.600), Salerno (26.100).

Il Presidente di Confartigianato Marco Granelli chiede “tolleranza zero per un fenomeno che sottrae lavoro e reddito ai piccoli imprenditori e risorse finanziarie allo Stato, oltre a minacciare la sicurezza e la salute dei consumatori”.

Confartigianato ha lanciato oggi una campagna nazionale di informazione contro l’abusivismo dal titolo ‘Occhio ai furbi! Mettetevi solo in buone mani”. Tre gli obiettivi dell’iniziativa: mettere in guardia i consumatori dal rischio di cadere nelle mani di operatori improvvisati, valorizzare qualità, durata, rispetto delle norme, convenienza e sicurezza del lavoro dei veri artigiani, richiamare le Autorità ad un’azione di controllo e repressione e di contrasto all’evasione fiscale e contributiva.

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